Sanremo Story (1959-1961)

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Con quest’articolo saluteremo gli anni Cinquanta e introdurremo gli anni Sessanta, visti dal punto di vista musicale del Festival di Sanremo. Ricordiamo che altri brani si potranno ascoltare nei prossimi giorni nel canale Symphonic Musical Soul.

Sanremo 1959

Il nono Festival di Sanremo fu vinto da due cantanti che presentarono un capolavoro musicale intitolato Piove. Come successe con Nel blu dipinto di blu, anche questa canzone fu ribattezzata dal popolo italiano. In questo caso, però, la singola parola del titolo divenne “Ciao, ciao bambina” (l’altra canzone fu ribattezzata Volare). Domenico Modugno e Johnny Dorelli si aggiudicarono un meritatissimo primo posto. Segue la classifica del 1959:

  1. Piove — D. Modugno-J. Dorelli
  2. Io sono il vento — G. Latilla-A. Testa
  3. Conoscerti — T. Reno-A. Togliani
  4. Avevamo la stessa età — N. Otto-A. Fierro
  5. Lì per lì — A. Fierro-T. Reno
  6. Nessuno — B. Curtis-W. De Angeli
  7. Sempre con te — F. Cigliano-N. Pizzi
  8. Tua — J. De Palma-T. Torrielli
  9. Una marcia in fa — J. Dorelli-B. Curtis-C. Villa-G. Latilla
  10. Un bacio sulla bocca — B. Curtis-C. Villa

La canzone che ha raggiunto il secondo posto fu cantata da Gino Latilla e Arturo Testa. Era chiaramente una canzone lirica, adatta a un tenore. Prima di iniziare la testa, Testa baciò la foto del figlio, come se stesse partire per il fronte. D’altronde, Sanremo è una battaglia musicale.

Due canzoni molto allegre ottennero un grandissimo successo: Nessuno (cantata da Betty Curtis, soprannominata l’urlatrice, e Wilma De Angelis, la patatina) e Una marcia in fa. La prima divenne un successo indiscusso di Mina e, nel 1995, di Fiorello (con l’album sanremese in cui presentò Finalmente tuSenza averti qui degli 883). Le due cantanti iniziali non riuscirono ad aggiudicarsi il podio, a quanto pare, perché non c’era tra loro feeling (Feeling sarà un altro cavallo di battaglia di J. Dorelli) ma astio. Una terza persona, inoltre, si divertiva a entrare nei loro camerini e manomettere vestiti, trucchi e quant’altro, aumentando i problemi. Per esempio, Betty Curtis ricevette un “portafortuna”, una busta che avrebbe dovuto garantire la sua vittoria; in realtà, conteneva una polverina che la portò a starnutire, mettendo a rischio la gola, la voce e, soprattutto, la sua esibizione.

L’altra canzone, Una marcia in fa, fu cantata da quasi metà degli sfidanti. Il finale contiene una dedica ai fiori di Sanremo.

La debuttante Miranda Martino pure non ebbe vita facile perché si creò una certa confusione fra il regolamento e il suo cognome. La sua canzone era stata scritta dal Maestro Marcello De Martino. Che dire di Avevamo la stessa età, scritta da Marini-Calcagno (al primo manca la lettera “t”, altrimenti suonerebbe “Martini”). Il regolamento diceva che i parenti dei compositori non potevano partecipare al Festival. Sua moglie, Flo Sandon’s, fu esclusa dalla gara. Alla fine, questa canzone fu presentata da Natalino Otto e Aurelio Fierro.

La canzone Tua fu cantata dalla cantante Jula De Palma, la cui voce nera, più afroamericana, in stile soul, forse anticipava i tempi. Il suo abito scandalizzò perché tutto bianco e leggermente trasparente fu scambiato per una vestaglia. Soprattutto, l’altra cantante che presentò questa canzone, Tonina Torrielli, aveva una voce così diversa che molti pensarono che si trattasse di un brano differente. Non si accorsero nemmeno del testo travolgente del ritornello (“Tua, tra le braccia tue…”). La canzone e la De Palma rischiarono di essere eliminate perché l’esibizione fu creduta un omaggio all’erotismo (ricordiamo che siamo negli Anni ’50 e che la RAI aveva regole ferree sull’argomento). Ufficialmente, questo è stato il primo caso di censura al Festival di Sanremo (e uno dei primissimi alla TV nazionale).

Protestiamo vivamente per la canzone “Tua” e per l’abbigliamento della cantante che la interpreta, Jula De Palma. (Associazione madri italiane)

Sanremo 1960

Il decimo Festival fu vinto da due grandi cantanti italiani, Renato Rascel e Tony Dallara, con la canzone Romantica.

Ecco la classifica:

  1. Romantica — R. Rascel-T. Dallara
  2. Libero — D. Modugno-T. Reno
  3. Quando vien la sera — J. Sentieri-W. De Angelis
  4. Colpevole — N. Pizzi-T. Torrielli
  5. È mezzanotte — J. Sentieri-S. Bruni
  6. È vero — Mina-T. Reno
  7. Il mare — S. Bruni-G. Consolini
  8. Noi — J. De Palma-T. Dallara
  9. Notte mia — J. Dorelli-J. De Palma
  10. Splende il sole — F. Cigliano-I D’Areni

Il vero nome di Tony Dallara è Antonio Lardera. hqdefault - Sanremo Story (1959-1961)Oltre al nome d’arte, fu soprannominato anche urlatore (il primo di una lunga stirpe). RomanticaCome prima sono le due canzoni che gli hanno permesso di smettere di consegnare la posta come postino, ma la sua voce come cantante.

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Renato Rascel

Con Renato Rascel, non solo cantante ma anche attore prima di teatro e poi di cinema, spodestò il trono di Domenico Mimmo Modugno, che dovette accontentarsi del secondo posto.

Curiosamente, il testo sua di Piove sia di Romantica fu scritto da Dino Verde. Quest’anno, Mimmo si era rivolto a Franco Migliacci.

La canzone che si aggiudicò il terzo posto fu Quando vien la sera, cantata da Joe Sentieri e Wilma De Angelis. Nel 1997, fu presentata un’altra canzone dal titolo simile, ma non ottenne lo stesso successo. Joe Sentieri spianò la strada ai cantanti che saltellano mentre si esibiscono (quest’anno è stato il caso del cantante dei Kolors con Frida).

Intorno al 1960 fu coniato anche un altro termine, quello dei cantautori (Gino Paoli, Umberto Bindi, Fabrizio De André, ecc.). Stranamente, però, Umberto Bindi decise che la sua canzone, È vero, dovesse essere presentata da qualcun altro, Mina, che debuttava proprio quell’anno (e si presentò la sera della finale influenzata), e Teddy Reno. Mina non voleva esibirsi per paura di rovinare la canzone di Bindi. Dovette ringraziare la segretaria-buttafuori del Casinò di Sanremo, che la obbligò con le sue forze a salire sul palcoscenico. Nacque il mito della Diva Mina.

Claudio Villa, che non era uno sfidante, dichiarò:

Faccio il tifo per Modugno e soprattutto per la sua canzone che, forse, è migliore di “Piove”.

Sanremo 1961

Vinse il primo Festival degli anni Sesssanta Luciano Tajoli, escluso dal Festival che chiudeva gli anni Cinquanta.

  1. Al di là — L. Tajoli-B. Curtis
  2. 24 mila baci — A. Celentano-L. Tony
  3. Il mare nel cassetto — Milva-G. Latilla
  4. Carolina, dai!… — S. Bruni-R. Granata
  5. Come sinfonia — P. Donaggio-T. Reno
  6. Febbre di musica — A. Testa-T. Torrielli
  7. Io amo tu ami — Mina-N. Fioramonti
  8. Lei — J. Sentieri-F. Cigliano
  9. Le mille bolle blu — Mina-J. Luna
  10. Mandolino…mandolino — T. Reno-S. Bruni
  11. Non mi dire chi sei — U. Bindi-M. Martino
  12. Un uomo vivo — G. Paoli-T. Dallara

Oltre a stupende canzoni, il Sanremo 1961 presentò diversi nuovi cantanti che hanno ottenuto un grandissimo successo. Adriano Celentano e Little Tony si aggiudicarono il secondo posto con 24 mila baci, mentre Le mille bolle blu si fermarono al nono posto (non erano abbastanza). Gino Paoli si fermò al dodicesimo posto, con Un uomo vivo (un millesimo delle bolle blu e 24 millesimi dei baci). Altri nomi? Milva, Rocco Granata, Pino Donaggio. Mancarono all’appello Modugno e Rascel (avevano deciso di prendersi un anno sabbatico).

Per la prima volta, la premiazione è sia annunciata che consegnata con una settimana di ritardo. Infatti, parte della votazione deriverà dai 3 milioni di giocatori del Totip. Non era possibile fare un calcolo in serata senza i moderni computer utilizzati sia al Festival sia alle innumerevoli trasmissioni televisive simili. Così, una settimana dopo i cantanti si presentarono, parteciparono alla serata finale e scoprirono solo al termine i risultati dei voti. Nessuno sapeva nulla prima del termine della manifestazione.

Adriano Celentano era impegnato nel servizio di leva, ma ricevette una speciale licenza firmata da Giulio Andreotti, che era il Ministro della Difesa. Durante l’esibizione, il molleggiato si girò, diede la schiena al pubblico e iniziò a cantare guardando l’orchestra. Molti nel pubblico si sentirono offesi. Il suo compagno di ventura era una nuova voce, Little Tony. Milva, la Tigre di Cremona, debuttò con Il mare nel cassetto, battendo Mina Mazzini (che aveva presentato ben due canzoni), chiamata la Pantera di Goro. Milva aveva appena vinto un altro concorso canoro per voci nuove organizzato dalla RAI.

Mina aveva appena finito le riprese di un film prodotto da Dino De Laurentiis intitolato come una delle due canzoni, Io amo tu ami. Nel corso degli anni, molte altre canzoni italiane (sanremesi e non) saranno richiamate dai titoli dei film. Negli anni Sessanta, in particolare, i cantanti recitavano nei musicarelli. Mina non partecipò alla gara sanremese, eppure è oggi considerata “la più grande cantante italiana” (Gigi Vesigna, Sanremo Racconta).

Una curiosità sulla canzone di Gino Paoli. Si intitolava Un uomo vivo, ma si presentò con occhiali neri che sembravano pubblicizzare più la morte che la vita.

Pino Donaggio presentò personalmente Come sinfonia (ha scritto decine di canzoni di successo, ma quasi mai cantate da lui). Nonostante il quinto posto, è considerata “in assoluto una delle più belle canzoni presentate a Sanremo in tutta la sua storia” (G. Vesigna, op. cit.).

Fra i partecipanti, citiamo ancora un’altra voce nuova, Jenny Luna. Finito il Festival tornò alla sua professione preferita, la maestra di scuola.

Un’altra curiosità: dal 1957 al 1960, i Festival erano stati vinti esclusivamente da cantanti maschi. Nel 1956, Franca Raimonti aveva vinto con Tutte le mamme. Il 1961 è stato vinto da Betty Curtis in coppia con Luciano Taioli. Questi ha dichiarato:

Sai quanto tempo ci ho messo per arrivare a Sanremo? Undici anni. No, non parlo del viaggio di trasferimento.

Anche l’anno precedente aveva dichiarato qualcosa del genere:

Giunti alla decima edizione del Festival di Sanremo devo a malincuore constatare che l’unico cantante di una certa notorietà mai invitato a questa manifestazione sono proprio io.

Ultima curiosità: un cuoco di nome Tonino si accorse che per tutta la durata del Festival — ricordiamo che in via eccezionale durò ben due settimane — nessuno aveva ricordato che era il 1961 centesimo anniversario dell’unità d’Italia. Allora inventò una ricetta: l’Italia ‘61, spaghetti con grandi foglie di basilico e una spruzzata di parmigiano, che richiamavano il tricolore della bandiera.

 

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